Il Tempo della costruzione e della fedeltà al sogno

La Cooperativa Agricola Sociale Calafata nasce nel 2010, nel momento in cui si sono incrociate disponibilità, anche casuali, nel nostro territorio.

Donatella Turri, presidente di Caritas Lucca, ci racconta da dove tutto nacque: “L’occasione fu la richiesta di aiuto di Lorenzo Citti che non riusciva più a gestire il vigneto di famiglia alla Maolina. Abbiamo dunque riunito intorno a un tavolo, non come leader ma come volano, alcuni soggetti e competenze in un percorso di partecipazione al termine del quale si è deciso per la forma della cooperativa. Un percorso che potremmo definire circolare, che ha attratto a sé storie di vite vicine a tematiche etiche, di filiera corta e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Una genesi lenta con un lunghissimo percorso di preparazione e discussione sulle modalità di lavoro e gli obiettivi, un anno intenso di relazioni dove si è costruita anche una fiducia reciproca fra i protagonisti”.

Caritas ha contribuito investendo su Calafata in progettualità e attivandosi per attingere fondi anche a livello nazionale ed europeo che consentissero di iniziare un percorso reale e completo, che ha previsto sforzi elaborativi, costitutivi ed economici. “Il primo risultato” – continua Donatella – “è stata la Carta dei principi etici diventata la nostra magna charta a cui far riferimento per tutte le scelte future della cooperativa e strumento per verificare passo dopo passo i risultati. Prima ancora che azienda, dunque, Calafata è nata come idea, come ideale, un sogno che attinge a una Carta che ci consente di capire se le scelte operative vanno nella giusta direzione”. Fra i principi promossi e garantiti c’è la necessità attraverso il lavoro di restituire dignità, occasioni, spazi e possibilità di espressione a chi ha attraversato momenti complessi e che altrimenti sarebbe in difficoltà nel portare un contributo attivo nella vita di tutti i giorni.

Le attività di Calafata consentono di ampliare il tipo di lavoro classicamente svolto dalle cooperative sociali, includendo non soltanto soggetti svantaggi certificati (provenienti da programmi di salute mentale, dipendenze o dal carcere, per esempio) ma anche chi affronta un tipo di disagio come il contesto attuale sempre più ci propone: chi ha perso il lavoro, ragazzi con basso livello di istruzione, donne sole con bambini, migranti con percorsi di integrazione complessi e che la norma, al momento, non recepisce. “Questo ci consente” – dice Donatella – “di ampliare la portata sociale del sogno della cooperativa sul territorio, cosicché la quasi totalità delle voci che si esprimono dentro Calafata ruota intorno a storie di dolore e di riscatto. Naturalmente la Cooperativa deve essere un soggetto economicamente sostenibile; deve avere progetti che la finanzino e consentano le giuste retribuzioni a chi ci lavora; ma è anche di più  poiché dando spazio di espressione a queste voci, crea un valore aggiunto ai suoi prodotti”. Prendiamo il progetto di ConServe Lucca, che sta nascendo, una opportunità di crescita umana e professionale per chi ci lavora e lavorerà ma anche una crescita qualitativa del prodotto offerto: tutto il lavoro di scarto, selezione e trasformazione, infatti, avviene manualmente! Questa modalità è un esempio di come ci si può opporre con forza contro un’economia incivile che lascia a casa le persone e cura in maniera spesso superficiale il livello del prodotto

Calafata, per scelta, non ha al suo interno alcune specifiche competenze (educatori, assistenti sociali) ma porta avanti una tessitura di rete con i servizi territoriali. “Non è un luogo terapeutico, ma luogo di lavoro”. Al tavolo dunque si siedono altri protagonisti del territorio che curano servizi integrativi, accompagnando la parte di cui la cooperativa si fa carico. “Collaborano con noi molte realtà del volontariato” – dice la Turri Non siamo soli”.

Chiediamo, per chiudere, come vede il futuro di Calafata nei prossimi dieci anni. “Direi che stiamo entrando nel periodo della maturità di Calafata e dopo la fortissima fase di sperimentazione, sta arrivando veloce il tempo della strutturazione: le idee romantiche che erano necessarie all’inizio e che l’hanno guidata nei suoi primi passi, e senza le quali non sarebbe stato possibile gettare il cuore oltre l’ostacolo, dovranno creare un sistema di relazioni che consenta al cuore di poter vivere. Siamo nel tempo del consolidamento di prassi, della maturazione di processi, delle decisioni. Il tempo della fedeltà ai sogni”

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