In Bees we trust!

Matteo Giusti, che da qualche tempo è colui che gestisce le arnie e le famiglie di api di Calafata, unisce una grande professionalità a competenze tecniche e ha voluto raccontarci, per il blog, del suo mestiere di apicoltore moderno, fra passione e sfide attuali.

Matteo, come ti sei avvicinato al mondo delle api?

“Il mio incontro con le api è avvenuto per curiosità, durante l’università, quando andavo a comprare il miele da Giorgio, un vecchio apicoltore vicino casa con cui mi fermavo a parlare ogni volta un po’ di più, fino a che un amico mi propose di metter su un alveare insieme. Così, con Giorgio, potei iniziare a parlare anche di cose pratiche, di come affrontare il lavoro che ne sarebbe venuto. E come succede a molti, il primo approccio genera una passione, che nel mio caso è continuata anche negli studi: una tesi di laurea, un master e un dottorato di ricerca, tutti su tematiche apistiche, con la possibilità, poi, di collaborare da esterno con l’università. Dal 2010 l’apicoltura è diventata ufficialmente parte del mio lavoro”.

Come è iniziata la collaborazione con Calafata?

“Nel 2011, dopo un anno di riunioni e dibattiti a cui ho partecipato attivamente (e che ricordo con piacere), è nata Calafata al cui interno son rimasto come socio conferitore di mieli e di polline. Nel 2012 poi, su invito del Parco di Migliarino Massaciuccoli e San Rossore, ho portato le api sulle dune della Lecciona, avendo la fortuna, quasi il privilegio, di poter produrre il miele di spiaggia. Tre anni fa ho infine preso in carico tutti gli alveari di proprietà di Calafata, aggiungendoli ai miei, cosa che ha razionalizzato costi e modalità di collaborazione con la cooperativa. Oggi gli apiari sono tre: uno nella Tenuta di Tombolo a Pisa, all’interno dell’azienda sperimentale dell’Università, territorio del Parco, da cui viene il millefiori; uno sulle dune della bellissima spiaggia della Lecciona a Torre del Lago, da dove viene il miele di spiaggia e parte del polline; uno a Valgiano, sulle colline lucchesi, da dove proviene l’acacia, il castagno e altro polline”.

Che momento storico, guardando anche ai cambiamenti climatici e alla generale crisi economica, sta vivendo l’apicoltura?

“Potrei dirti che non è tutto rose e fiori. Per l’apicoltura è un periodo difficile, forse il più difficile da quando l’uomo la esercita. Le api, contrariamente a quanto si pensi, non sono a rischio estinzione, né lo sono mai state. Lo è invece l’apicoltura, nel senso di attività zootecnica per la produzione di alimenti e di reddito, alle prese con problematiche sanitarie, ecologiche e tecniche sui cui spesso non c’è ancora una sufficiente conoscenza”.

Cosa vuol dire, oggi, dunque, fare apicoltura?

“Vuol sicuramente dire essere resilienti, non abbattersi e andare avanti. Oltre che affrontare una sfida conoscitiva in cui provare a dare un contributo per capire, affrontare e magari risolvere alcuni problemi che oggi vive questo settore dell’agricoltura”.

(Foito di Nico Cerri)

 

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